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Atto Psicomagico – Giorno 11 – Fallimento e Vulnerabilità

Durante una conferenza, uno psicanalista raccontava di un suo paziente che, ad un certo punto della terapia, ha cominciato a “dimenticarsi” di pagare le sedute. Una volta il bancomat era rotto, l’altra volta ignorava la cosa ed andava via come fosse stato lì per un saluto, una volta ancora aveva perso il portafogli… C’era sempre un motivo per cui il paziente non pagasse. Lo psicanalista ha atteso, per vedere dove volesse arrivare… finché ha compreso. Il ragazzo stava provando fino a che punto poteva concedersi di essere manchevole, restando accolto (quindi amato) comunque. Fu una rivelazione. Per lo psicanalista, che così aiutò il paziente a recuperare parti di sé, sia per me, che compresi ancora più a fondo alcune dinamiche di chi nasconde la propria vulnerabilità e la proietta su altri soggetti o atteggiamenti.

Vidi anche il tentativo disperato, fino al punto di essere autolesionista, dell’individuo che cerca di dare uno spazio alla propria sensibilità, ai propri limiti.

La vulnerabilità, la sensibilità – e di conseguenza l’individualità – sono doti poco accolte e alle volte del tutto rinnegate dalla società moderna, che esige apparenza, velocità, prestazione, conformazione, successi, riempitivi e dimostrazioni.

Una società che rifiuta il buio, l’oscuro, dove la criminalità aumenta come specchio di una notte rinnegata e dove la menzogna si fa spazio come proiezione di un segreto che ha necessità di essere mantenuto. Sapere tutto, essere iperinformati ed iperstimolati, porta la curiosità a spegnersi ed a proiettarsi sul pettegolezzo, sulla sete di notizie mordi e fuggi. “Tutto perfetto e subito” sembra un altro imperativo ricorrente, che porta ad una società, di fatto, basata sul debito. Il che ha un senso, come compensazione di una vulnerabilità messa in Ombra.

In un simile contesto, accade che, per essere amato ed accolto nella propria famiglia e poi nella società, il bambino – e di seguito l’adulto – nasconda il proprio lato delicato e sensibile, sforzandosi di essere prestante, forte e veloce, di fare sempre tutto giusto e dare un prodotto esuberante ed evidente, così come l’ambiente intorno richiede. Questo vale sia per le donne che per gli uomini.

La persona si trova schiacciata dalle pretese di perfezione, nei diversi aspetti che questa comporta.

Come accade per ogni qualità messa in Ombra, anche la vulnerabilità e la sensibilità nascoste trovano il proprio spazio di espressione scavando percorsi alternativi. Vediamo quindi aumentare le intolleranze e le allergie, come campanello di allarme di sensibilità messe troppo da parte. Vediamo anche il debito, come forma di vuoto necessario per compensare quel sempre pieno, quel bottino sempre ricco che la società richiede.

Con il debito, la persona sta dicendo: “Ho bisogno di aiuto”, “Non ce la faccio da sola”, “Ho bisogno di sostegno”. La persona sta mostrando la propria debolezza, il proprio difetto, la propria vulnerabilità.

– Può essere interessante notare che la parola debito e la parola debole hanno somiglianze etimologiche e riportano entrambe al significato di: mancare di qualcosa. –

Il debito è un modo per dire: “Non posso prendermi tutti i pesi, ho bisogno di qualcuno che ci metta una parte”. Questo qualcuno è di solito un soggetto più grande, più forte (come la banca o un amico ricco che presta dei soldi), che rappresenta il genitore, ovvero una figura più forte.

La persona in debito può essere stata una bambina trattata da adulta, a cui è mancata la leggerezza tipica dell’infanzia, una bambina responsabilizzata troppo presto su questioni troppo grandi per lei, un bambino a cui sono state affidate le cure dei fratelli più piccoli o la cura di un genitore o che è stato coinvolto nelle faccende degli adulti, un bambino che faceva lavori troppo pesanti per lui o un bambino che è stato lasciato troppo solo nella risoluzione dei suoi problemi. Un bambino la cui sensibilità è stata negata, in favore di una richiesta di forza che, per natura, era eccessiva per lui.

Il fallimento, oltre ad essere utile per imparare qualcosa, è il segnale della persona che dice: “Quanto posso sbagliare pur continuando ad essere amato?”, “Quanto in basso posso andare pur avendo il tuo amore?”.

La donna che da bambina era sempre lodata per la sua bellezza, può darsi che da donna adulta si trascuri ed invii questo messaggio: “Mi ami lo stesso se sono brutta?”, ovvero “se sono manchevole”.

Il bambino chiede se c’è amore per lui anche se sbaglia, anche se porta a casa un brutto voto, anche se è grasso anziché magro, anche se è magro anziché grasso, anche se è stupido anziché intelligente, anche se è animalesco anziché raffinato, anche se è lento anziché veloce, anche se è regolare anziché alternativo.

Il bambino (e l’adulto con il suo bambino interiore) crea fallimenti nella propria vita per vedere se le persone intorno lo amano comunque.

Il fallimento è un modo per dare spazio al proprio naturale essere fallimentari, alla naturale propensione all’errore. Ci possono essere grandi fallimenti, come quelli d’azienda, oppure anche piccoli fallimenti quotidiani… La madre o chi per essa che, pur essendo intelligente e con un buon senso pratico, manca nelle più piccole faccende e si trova a pulire male la casa, dimentica di comprare il cibo giusto per la famiglia o di fare le cose più semplici, creando problemi o difficoltà agli altri. Oppure il ragazzo con normali abilità motorie e cognitive, che continua ad inciampare, cadere o farsi male duranti gli allenamenti sportivi. Queste persone stanno dicendo: “Non ce la faccio” e chiedono di essere amate comunque nei loro errori.

La sensibilità è una dote presente in ogni individuo, in dosi diverse in base al soggetto, così come per tutte le altre qualità. Quindi tutti hanno una dose di sensibilità nel proprio essere.

Il fallimento nella propria vita – nelle cose piccole o grandi – può essere indice di una sensibilità negata che sta chiedendo ascolto.

Negare la propria sensibilità può portare al progressivo rallentamento della persona, fino alla sua chiusura, al suo isolamento. Un bambino che è stato forzato ad essere veloce, bravo, preciso, “per bene”, può sviluppare una lentezza ed una manchevolezza compensatorie.

Alle volte, ritirarsi dal mondo è l’unico modo che la persona trova per poter vivere in pace e serenità il proprio lato sensibile, per andare con i suoi ritmi e coltivare quegli spazi di silenzio così preziosi.

Dall’altro capo, c’è il fatto che in questo modo la persona penalizza se stessa, si preclude possibilità di realizzare i propri progetti nel mondo. Si crea un vero e proprio auto-sabotaggio, in cui però si può notare l’importanza che riveste per la persona il suo lato sensibile. L’individuo è disposto a perdere la propria realizzazione, a mettere da parte i propri sogni, pur di vivere quel suo aspetto delicato.

Questo ci dà la misura dell’importanza che riveste l’aspetto sensibile nella vita della persona.

La mancanza, il vuoto, il silenzio, sono quegli spazi fondamentali per la rigenerazione, per la fantasia, per l’ascolto, per conoscere se stessi, per sapere quale direzione prendere, per amarsi, coccolarsi, farsi del bene e prendersi cura di sé e della propria vita.

In natura, la sensibilità è un aspetto ritenuto di grande valore, perché permette di prevedere i pericoli, di sentire se un cibo è buono oppure nocivo, se ci si può fidare di un altro individuo. Nell’essere umano, questa dote è preziosa per gli stessi motivi ed anche perché gli permette di ascoltare se stesso e sentire quali sono le cose migliori per lui.

Spesso, le persone con un’alta sensibilità sono molto intuitive e possono anche prevedere degli eventi, in base alle percezioni che hanno del mondo che le circonda. Capita che queste doti vengano ignorate oppure derise, fino ad essere motivo di emarginazione, perché una persona che prevede un evento negativo può essere vista come porta-sfortuna, anziché come valida vedetta. Anche nel caso di eventi positivi, la persona può essere vista come fattucchiera o essere ritenuta sospetta ed allontanata. Bisogna comunque notare che gli altri ci rimandano a noi stessi, perciò quello che gli altri pensano di noi rispecchia quello che noi pensiamo di noi stessi.

In ogni caso, vista la situazione, succede che, un po’ alla volta, la persona nasconde sempre di più il proprio lato sensibile e lo nasconde anche a se stessa, arrivando appunto a ledere i suoi stessi progetti, i quali hanno estremo bisogno del grande intuito della persona per potersi realizzare.

Così, alle volte le persone cercano di motivarsi con frasi del tipo: “Dai che ce la fai”, “Posso farcela”, “Adesso mi metto di impegno”, “Ho tutto quello che mi serve per farlo”… Sono tutte frasi che possono essere di aiuto, ma possono aumentare il senso di ansia da prestazione già vivo nella persona che ha difficoltà a farsi strada nel mondo ed essere accolta per quella che è, con la propria sensibilità.

Persone di questo tipo hanno più bisogno di accogliere la propria lentezza, la propria sensibilità e riconoscere che sono doti preziose per vivere al meglio.

Queste persone sono spesso infastidite da chi è molto sensibile, proprio perché hanno sviluppato un’avversione alla sensibilità. Possono dire o pensare cose del tipo: “Oh, ma ti dà fastidio tutto!”, “Ehi, bisogna pure svegliarsi ad un certo punto!”, “Mica puoi realizzare tutti i sogni, ci sono anche i doveri.”, “Ma quanto tempo ci metti?”, “Sei ancora lì?”, “Bisogna darsi da fare”… e così via. Accade anche ad alcune donne di cercare un uomo sensibile e poi lamentarsi proprio della sua sensibilità, della sua delicatezza, della sua lentezza. Questo mostra quanto quelle donne stiano cercando un contatto con la propria sensibilità ed abbiano difficoltà a relazionarsi con essa. Quando si manca di rispetto alla propria sensibilità, si manca di rispetto anche a quella altrui, e viceversa.

Quello che si può fare, nel caso in cui si riconosca di aver nascosto e negato la propria sensibilità, è riconoscere che SIAMO NOI LA NOSTRA PRIMA FONTE DI AMORE.

Noi stessi possiamo amarci per quello che siamo, con le debolezze, le mancanze, i difetti e tutte le varianti che ci caratterizzano.

I genitori, gli insegnanti, i capiufficio… sono stati anche loro bambini e forse hanno vissuto situazioni anche peggiori, che li hanno portati a nascondere la propria sensibilità in virtù di una prestanza che era più riconosciuta ed apprezzata.

Dare colpe aumenta solo la ferita.
Iniziare ad amare se stessi per come si è, aiuta a guarirla.

Grazie per l’ascolto.

Buon viaggio,
Rossella Incanto










Consiglio la lettura di
Le persone sensibili hanno una marcia in più
Rolf Sellin

https://www.hsp-institut.de/