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Atto Psicomagico – Giorno 12 – Dipendenza e Valore

Soddisfare i propri bisogni è un atto naturale. Fame, sete, compagnia, riposo… il corpo ed il cervello si organizzano affinché certe mancanze si trasformino in soddisfazione, così da portare il sistema – la persona – in uno stato di benessere.

Succede, come abbiamo visto altre volte, che per essere accolta dal nucleo familiare, la persona nasconda parti di sé. Alcune di queste parti possono essere dei veri propri bisogni, come il bisogno di essere nutrita, il bisogno di interagire, il bisogno di isolarsi… Quando la famiglia rifiuta un dato bisogno o lo considera sbagliato, vergognoso, segno di debolezza, sconveniente, allora il bambino reprime quel bisogno, lo nasconde, lo mette nell’Ombra.

Il bisogno continua a vivere, chiede di essere soddisfatto e trova le sue strade alternative con le proiezioni, in oggetti, soggetti e comportamenti compensatori, i quali possono diventare dipendenze, quando il bisogno continua ad essere condannato e quindi manifesta la sua richiesta in maniera sempre più forte – per esempio con piccole e frequenti crisi di astinenza che chiedono una dose maggiore di sostanza (la sostanza può essere una droga tradizionale, un oggetto, un comportamento, un’azione, un cibo, una persona,…).

Dal mio punto di vista, la dipendenza rappresenta un bisogno messo in Ombra e, dietro a quel bisogno, c’è qualcosa di importante per l’individuo, qualcosa che per lui rappresenta un Valore, una cosa a cui tiene, che per lui è fondamentale per vivere bene.


Vi propongo qualche esempio.

La dipendenza dal telefonino può rappresentare un bisogno di comunicazione, di confronto, di compagnia. Un bisogno messo in Ombra perché l’imperativo in famiglia era: “Non devi chiedere niente a nessuno”, “Devi cavartela da solo”, “I panni sporchi si lavano in casa”, oppure perché il bisogno di compagnia era visto come una debolezza. Il Valore associato a questo bisogno può essere appunto l’interazione tra persone.

La dipendenza dal fumo può essere una forma compensatoria del bisogno di suzione del latte materno. Il Valore associato può essere il nutrimento o il nutrimento affettivo.

La dipendenza da acquisti può raffigurare il bisogno di conquista, un’azione spesso condannata da una società che rifiuta gli istinti naturali. Il Valore associato può essere la ricchezza.

Questi sono esempi che potrebbero essere interpretati in altri modi. In ogni caso, troviamo un Valore, qualcosa che per la persona è importante, come l’interazione, il nutrimento, la ricchezza.

Quando ci si muove per sciogliere una dipendenza, credo che sia fondamentale tenere presente il bisogno che si sta cercando di soddisfare con quella dipendenza e il Valore associato, in modo da soddisfare il bisogno in modo benefico e dare a quel Valore uno spazio di espressione naturale.


Altrimenti, il rischio è di vivere l’allontanamento dall’oggetto compensatorio come una privazione, ovvero l’ennesimo rifiuto del proprio bisogno, anziché come un’azione benefica nei propri confronti.

Per esempio, smettere di fumare, quindi allontanarsi dalla sigaretta, può essere visto come l’ennesima privazione di una forma di nutrimento. Difatti, accade spesso che la persona che smette di fumare trasferisca il suo bisogno di nutrimento su un altro oggetto altrettanto dannoso.

Ci si sposta da una dipendenza ad un’altra quando il bisogno che sta dietro la dipendenza continua ad essere negato e, di conseguenza, il Valore ad esso associato resta nell’Ombra.

Spesso la dipendenza in sé viene vista come una forma di debolezza. Con la dipendenza, l’individuo – o meglio il suo inconscio – sta solo dicendo che ha un bisogno e quel bisogno necessita di essere ascoltato e soddisfatto. Allo stesso modo, c’è qualcosa di importante per l’individuo, un Valore che necessita di essere riconosciuto e portato avanti, in una forma di espressione spontanea e benefica.

Il bisogno è naturale e così la sua soddisfazione. Il bisogno è un magnifico modo che il nostro corpo ha trovato per comunicarci che cosa ci serve per stare bene ed essere in salute. Allo stesso modo, il Valore è qualcosa che riempie il nostro cuore, che ci fa sentire vivi nell’animo e ci permette di portare avanti e far crescere le cose in cui crediamo.


Alle volte è difficile riconoscere una dipendenza e la dipendenza stessa può essere vista come una debolezza. Succede quindi che la persona faccia finta di niente, neghi a se stessa di essere dipendente, si racconti che può fare a meno, può smettere quando vuole, che non fa niente di male, eccetera… La realtà è che davvero non c’è niente di male nell’essere dipendenti, ma negare di essere dipendenti porta a farsi del male. Ancora prima, la persona può negare di avere dei bisogni, continuando a privarsi di qualcosa che per lei è fondamentale, vivendo sempre più nella sofferenza.

Siamo esseri viventi, fatti di Amore e di Amore bisognosi.

La dipendenza ci racconta che abbiamo un bisogno ed un Valore da soddisfare.


Dal mio punto di vista, una dipendenza è un segnale, una chiamata del nostro essere, una voce che dice: “Ho bisogno di stare bene”.

Grazie per l’ascolto e buon viaggio,
Rossella Incanto