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Atto Psicomagico – Giorno 18 – Togliere… Togliere… Togliere…

In mente ho questa immagine…

Un seme piantato nel terreno, in un giardino semplice, con molto spazio, in cui questo seme può germogliare e poi crescere, espandersi, allargare le proprie radici, fino a diventare una grande e florida pianta ricca di foglie, che muove i rami al vento ed è felice, viva e dona frutti… Una magnifica ed amorevole rappresentazione del nostro Essere.

Facendo un passo indietro, a quando il seme sta per germogliare, mentre siamo piccini piccini, vediamo accadere una cosa… Iniziamo a depositare su questo giardino e sul germoglio una serie di oggetti… La richiesta della mamma, l’ammonimento della nonna, il rimprovero della maestra, il rifiuto del padre… Sul prato, che è il nostro prato, il nostro spazio di espressione, depositiamo tutti gli oggetti che rappresentano i doveri, le cose giuste, quello che si deve fare… Uno sopra l’altro, anno dopo anno, giorno dopo giorno, accatastiamo tutto quello che ci viene dato dalle figure di riferimento, quelle a cui noi diamo importanza. Mettiamo uno sopra l’altro ogni genere di maschera, vestito, strumento, regola che ci viene consegnata da chi prendiamo come esempio e che cerchiamo di accontentare per poter essere amati. Si crea così, col tempo, una consistente massa di cose che opprime il nostro germoglio.

Andiamo avanti ad accumulare, presi dall’abitudine e da una costante mancanza di forze (il germoglio non riesce a respirare e viene anche un po’ dimenticato…), fino a che un giorno succede qualcosa che ci fa alzare lo sguardo… Può essere una malattia, un libro che ci apre ad una riflessione, l’incontro con una persona che ci parla di ricerca interiore, un licenziamento, una crisi affettiva… Accade qualcosa, dentro o fuori di noi, che ci fa chiedere: “Ma io chi sono?”, “Io che cosa voglio?”, “A me cosa piace o piacerebbe fare?”. Il fatto che ci sorprende è che spesso, in quel momento, non sappiamo dare una risposta o almeno una risposta che sentiamo vera, che ci soddisfi… Sappiamo quello che abbiamo sempre fatto, ricordiamo – se ci va bene – quello che ci piaceva quando eravamo bambini, troviamo qualche desiderio depositato nel cassetto, ma per il resto è solo una grande confusione…

Quello che ci è chiaro è che siamo stati quello che volevano altri, ma non quello che volevamo noi.

Allora comincia la ricerca, la pratica, l’analisi… Ognuno di noi trova una o più vie da seguire per riprendere contatto con la parte autentica di sé.

Ognuna di queste pratiche porta dei doni e una delle azioni fondamentali per ritrovare il proprio Essere è quella di togliere quegli oggetti dal prato, in modo che il germoglio riprenda a respirare, a ricevere luce e nutrimento per poter crescere, espandersi ed esprimere la propria natura.

Questa operazione necessita di calma, cura, amore… Ogni oggetto, ogni maschera, ogni dovere, rappresenta un atto di amore nei confronti di noi stessi, una cosa che noi abbiamo messo nel nostro giardino per poter essere amati, per ricevere quell’amore che ci permetteva di restare vivi.

In questo momento, durante la nostra ricerca, possiamo riconoscere che c’è anche un altro atto di amore nei nostri confronti ed è quello di dare spazio al nostro Essere affinché cresca nella sua natura.

Uno dopo l’altro, togliamo quegli oggetti dal giardino e, talvolta, possiamo scorgere qualcosa, forse una luce, una forma, un colore… forse vediamo il fondo… magari un pezzetto di germoglio… Ci vuole tanta pazienza e la costanza paga, ripaga molto… un po’ alla volta, ritroviamo la nostra verità, il nostro Essere autentico.

Togliere, togliere, togliere… questo è uno dei lavori principali che si fanno durante la ricerca del proprio Essere. Togliere le maschere, gli abiti, gli oggetti, i pesi dalle spalle, gli atteggiamenti, le convinzioni… Togliere… Togliere tutto quello che opprime e soffoca il nostro Essere.

Togliere, togliere, togliere… finché il germoglio è di nuovo libero e può crescere seguendo la propria natura.


Buon Viaggio,
Rossella Incanto